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Antiquarium

Associazione Archeologica Monte Pallano

A fine ottobre 1981 nasce l´Associazione Archeologica Monte Pallano, AS.A.PA. il cui compito principale è la tutela e la valorizzazione del vicino sito archeologico di Monte Pallano. Il luogo ha restituito, nel tempo, molto materiale archeologico, per lo più frammentario, che l´AS.A.PA. ha provveduto a catalogare, in attesa che la Soprintendenza Archeologica di Chieti ne riscontrasse la validità. Così nel 1982 con i fondi della Comunità Montana vengono recuperati e salvati altri reperti, sia provenienti da opere di rimboschimento sia dai lavori comunali, sia da rinvenimenti casuali o donati dai Bombesi. Con tanti frammenti a disposizione, sorge spontanea l´idea di esporre in maniera didattica il materiale in modo che la sua fruizione, più per un pubblico scolare che adulto, possa essere utile strumento per la crescita culturale del paese e per una migliore conoscenza del territorio. Nel 1983 l´Associazione riesce ad avere dall´allora Soprintendente alcune vetrine dismesse dal Museo Archeologico Nazionale, mentre l´Amministrazione Comunale del tempo ha già concesso una stanza del Municipio per l´allestimento e finalmente il 12 agosto 1984 viene inaugurato l´Antiquarium Comunale che esponeva, fino a quando non è intervenuta la Soprintendenza, buona parte del frammentario materiale archeologico di Monte Pallano.

Materiale Archeologico

Il carattere esclusivamente didattico della raccolta di pezzi suddivisa per tipologia di manufatti quali anse, fondi, orli di vasi di ogni tipo, tegole, mattoni, ceramica decorata e acroma, vernice nera, terra sigillata, vetri, frammenti di ferro e bronzo di vari manufatti ha permesso dal 1984 al 1993 di documentare la presenza di un abitato sulla montagna di Pallano. Alla mostra del materiale era allegata anche una cospicua raccolta di immagini del sito archeologico, delle Mura megalitiche, dei materiali ferrosi e bronzei conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Nel 1985 veniva pubblicato un opuscolo in cui si illustravano le vicissitudini archeologiche del sito e vari commenti ai pezzi più rappresentativi illustrati.

Archeologia del Territorio

Il sito archeologico del Monte Pallano è suddiviso più o meno equamente tra i Comuni di Tornareccio e Bomba, ma il caso ha voluto, almeno per le attuali conoscenze, che la parte più cospicua, dal punto di vista monumentale, sia toccata al Comune di Tornareccio, vale a dire le Mura ed una grossa fetta dell´abitato ellenistico-romano.

Le Mura Megalitiche di Monte Pallano

Ciò che potrebbe interessare il contiguo Comune di Bomba è ancora sepolto, ma non si può escludere che riservi interessanti scoperte. In questa parte del territorio infatti emergenze monumentali sono completamente assenti e le scarse capanne agro-pastorali residue documentano più un recente passato che una presenza umana più antica, anche se sorgono sul limite di terreni considerabili archeologicamente interessanti.

Capanna agro postorale

D´altra parte è sul versante bombese che intorno al primo quarantennio del XIX secolo, furono rinvenute e trasferite a valle le epigrafi funerarie che hanno arricchito l´aia intorno alla chiesa di S. Maria di Sambuceto fino a poco tempo fa, di cui resta localmente pallido ricordo, ma sicura documentazione come il reperto superstite con leggenda ormai illeggibile dedicato ad una certa Stazia figlia di Stazio, come si denota dalla trascrizione già riportata dal Mommsen.

Statia e Stati Romani

Nel medesimo luogo dove furono trovate le epigrafi funerarie, rinvenimenti sporadici di vari materiali farebbero supporre nuove interessanti scoperte che potranno verificarsi quando gli scavi archeologici, tuttora in corso, dirigeranno il loro interesse in questa direzione. Tra essi sono da ricordare un anellino aureo, privo di castone, appartenuto forse ad un´adolescente ed un piatto per offerte a vernice nera d´imitazione con leggenda in caratteri italici latinizzati SVINKLEIS SVO, databile alla seconda metà del III sec. a. C.


Reperti Archeologici

Altri reperti, la cui localizzazione esula dalle attuali circoscrizioni comunali, sono alcuni ex voto uno maschile e l´altro femminile di età ellenistica ed un bollo su tegolone della fabbrica SEXTI PONTI attribuibile ad un´officina attiva nell´Italia settentrionale.


Altri reperti acheologici

Il pezzo tuttavia che desta le maggiori perplessità sia per la sua ubicazione che per l´eventuale destinazione d´uso è una pietra cava sita in proprietà privata in un boschetto contiguo alla strada comunale che da Sambuceto conduce a Monte Pallano. Più che una pietra cava appare come una cassa di pietra che, al momento della riscoperta, fu definita come donario, considerando soprattutto la canalina di scorrimento laterale per un coperchio non rinvenuto e l´incavo a T che permetteva l´incasso di una pertica o di un ferro per sollevarlo. Disegnata dal prof. Miceli nel lontano 1976 la cassa di forma rettangolare, abbastanza profonda e ben lavorata all´interno, sorge nei pressi di una morra di grosse pietre che potrebbe aver avuto in epoca imprecisata un ipotetico culto silvestre; un´altra ipotesi propenderebbe per un semplicissimo donario utilizzato da una comunità probabilmente stabilitasi nei dintorni della futura Sambuceto in epoca tardo barbarica. Ma di questa possibilità si parlerà nella sezione storica.

Notizie storiche e Fonti Archivistiche

Le prime notizie storiche, documentate, relative ad un insediamento che si va formando e che prenderà poi il nome di Bomba, sono riportate in un documento del 1058 nel quale un certo Sarello vende al Vescovo di Chieti, la chiesa di S. Mauro, un pezzo di territorio compreso tra la cima del Monte Pallano ed il corso del Sangro, aggiungendo alla donazione anche un molino sul fiume. Nel documento il luogo viene definito in territorio Teatino vocabulo In Burba, che può essere una cattiva trascrizione del nome Bumba. Sta di fatto, comunque, che volendo trovare un´etimologia razionale ad un toponimo del genere, possiamo rifarci all´ipotesi dello storico atessano Bartoletti, il quale proponeva una radice tardogreca ´Bomos´ che significherebbe «poggio, piccola altura» o in alternativa un ebraico ´Bohm´ che significa «gregge di pecore, bestiame ovino». Sia la prima che la seconda ipotesi sono suggestive, ma nel primo caso - pur sopravvivendo il ´poggio´ dove sorge la chiesa di S. Maria del Popolo - dovremmo appurare la presenza per lo meno di monaci basiliani intorno al IX-X secolo in questo territorio che è tutta da dimostrare. Nel secondo caso si dovrebbe presupporre una presenza insediativa ebraica in loco, poi cristianizzata, non escludendo un primitivo sito legato appunto al mondo della transumanza. Uno dei confini del documento del 1058 è proprio il tratturo che provenendo da Atessa, attraverso la sella di Bomba, passava per l´abitato, continuando il suo tracciato fino al Ponte S. Antonio, lo stesso citato nel medesimo documento. Il tratturo tra Tornareccio e Bomba (da Rizzi-Zannoni, 1808)Oltre S. Mauro altre chiese, omai scomparse, erano disseminate per il territorio, come quella di S. Donato, sita proprio sul tratturo, nei pressi del Castello di Pallano già noto in documenti del X-XI secolo; o quella di S. Angelo nei pressi del ´Vecchio Mulino´ dove oggi scorre il torrente S. Paoletto ultima propaggine dell´ex feudo Casalpiano. Già, Casalpiano: ai Bombesi attuali non dicequasi nulla; il nome antico non è arrivato ai nostri giorni, perché ormai dimenticato e poi il territorio ormai da oltre seicento anni in possesso di Atessa, si chiama S. Pietro. Ma nel Catalogo dei Baroni (a. 1160-1163) è popolato da 24 famiglie, nel 1323 ha una chiesa più ricca di quella di Bomba, è feudo di una certa importanza se appartiene alla celebre famiglia Accozzamurro titolare della Baronia di Carpineto. Nel XV secolo e soprattutto nei primi anni del XVI secolo Casalpiano sembra parte integrante di Bomba. E´ un grosso territorio per la maggior parte abbastanza pianeggiante o in ogni caso di facile coltivazione, non franoso. Nel 1481, come riferisce il Volpicella, Giovanni Annecchino, feudatario di Bomba, ´alienava il feudo inabitato di Casalepiano in territorio di Bomba, vendendolo all´Università di Atessa´; sembra una contraddizione, ma il territorio in antico era molto più vasto di quello venduto e comprendeva anche l´attuale Valle Conca e tutti i terreni contigui al torrente S. Paoletto fino a Quarto S. Maria. Fatto sta che ancor oggi l´«Isola del territorio di Atessa» si trova, tra i comuni di Bomba, Colledimezzo, Montazzoli e Tornareccio - è il caso di dirlo - come il cavolo a merenda!

Il feudo di Bomba è stato possesso di parecchi feudatari tra cui ricordiamo un certo Rainaldo da Tibure che era feudatario anche di Casalpiano; nel secolo XIV appartenne a Filippo di Fiandra e ai Caldora, nella seconda metà del XV agli Annecchini per poi divenire feudo dell´ex Presidente della Sommaria Martino de Segura, il quale per i debiti contratti, fu costretto a svenderlo ai Castagnola De Marini. Nel XVII secolo era in possesso di un cardinale che l´aveva comprato senza alcuna autorizzazione ecclesiastica e dai suoi eredi il feudo passò alla famiglia Adimari che lo tenne fino al 1792.

Documenti antichi

La documentazione archivistica su un feudo come Bomba, non si ferma a queste poche notizie, al contrario è copiosa ed in alcuni casi molto interessante. Dalle pergamene conservate a Montecassino, al Catasto Onciario consultabile a Napoli, ai documenti notarili, le note sparse in molteplici archivi come quello di Barcellona, di Genova, di Firenze, di Siena, di Chieti, hanno permesso di raccogliere tanto materiale, che non è qui possibile trascrivere. Le ricerche sono lunghe e complesse e le notizie vanno vagliate e controllate attentamente per non raccontare frottole, come altrove spesso leggiamo.

E torniamo nell´Antiquarium Comunale che non ospita più i reperti archeologici di Monte Pallano, ma copie fotografiche di pergamene, di carte geografiche, di documentazione sette-ottocentesca relativa a Bomba ed al territorio circostante. Le riproduzioni si alternano ad una serie di cartoline antiche che descrivono com´era il piccolo centro tra la fine del XIX secolo ed il XX. Oltre a questo materiale di impronta specificatamente archivistica, nell´Antiquarium, che segue l´orario di apertura del Comune, è ancora possibile vedere la Mostra Fotografica Archeologica inaugurata nel 1984.

Lucio Cuomo, Presidente dell´AS.A.PA

Bibliografia essenziale

AA.VV., Monte Pallano: scenari naturali e persistenze storico-archeologiche, Lanciano, 1996

CUOMO L.- PELLEGRINO A., Il problema di M. Pallano, in Documenti. Antichità Italiche e Romane, VIII, Roma, 1976

CUOMO L., Vie armentizie della Media Valle del Sangro, in Rivista Abruzzese, XLV, 3, 1992

CUOMO L., Il feudo di Casalpiano tra il XII ed il XIV secolo in Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Incontri culturali dei soci VII, Supplemento del Bullettino, L´Aquila, 1998

CUOMO L., Il Ponte S. Antonio, in Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Incontri culturali dei soci IV, Supplemento del Bullettino, L´Aquila, 1995

CUOMO L., Emergenze litiche nel territorio di Torricella Peligna e Bomba, in Quaderni dell´Istituto di Archeologia e Storia Antica, Università degli Studi "G. D´Annunzio" Chieti, 5, Pescara, 1995

CUOMO L., Le Mura Paladine, in D´Abruzzo, 3, Ortona, 1990

FAUSTOFERRI A.-LLOYD J.,Monte Pallano: a Samnite fortified centre and its hinterland, in Journal of Roman Archaeology, vol. 11, 1998, pp. 5-22

OAKLEY S.P., The hill-forts of the Samnites, Archaeological Monographs of the British School at Rome, 10, London, 1995


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