Comune di Bomba

Archeologia

 

Il carattere esclusivamente didattico della raccolta di pezzi suddivisa per tipologia di manufatti quali anse, fondi, orli di vasi di ogni tipo, tegole, mattoni, ceramica decorata e acroma, vernice nera, terra sigillata, vetri, frammenti di ferro e bronzo di vari manufatti ha permesso dal 1984 al 1993 di documentare la presenza di un abitato sulla montagna di Pallano. Alla mostra del materiale era allegata anche una cospicua raccolta di immagini del sito archeologico, delle Mura megalitiche, dei materiali ferrosi e bronzei conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Nel 1985 veniva pubblicato un opuscolo in cui si illustravano le vicissitudini archeologiche del sito e vari commenti ai pezzi più rappresentativi illustrati.
 

 

Il sito archeologico del Monte Pallano è suddiviso più o meno equamente tra i Comuni di Tornareccio e Bomba, ma il caso ha voluto, almeno per le attuali conoscenze, che la parte più cospicua, dal punto di vista monumentale, sia toccata al Comune di Tornareccio, vale a dire le Mura ed una grossa fetta dell´abitato ellenistico-romano.

Ciò che potrebbe interessare il contiguo Comune di Bomba è ancora sepolto, ma non si può escludere che riservi interessanti scoperte. In questa parte del territorio infatti emergenze monumentali sono completamente assenti e le scarse capanne agro-pastorali residue documentano più un recente passato che una presenza umana più antica, anche se sorgono sul limite di terreni considerabili archeologicamente interessanti.

 

Nel medesimo luogo dove furono trovate le epigrafi funerarie, rinvenimenti sporadici di vari materiali farebbero supporre nuove interessanti scoperte che potranno verificarsi quando gli scavi archeologici, tuttora in corso, dirigeranno il loro interesse in questa direzione. Tra essi sono da ricordare un anellino aureo, privo di castone, appartenuto forse ad un´adolescente ed un piatto per offerte a vernice nera d´imitazione con leggenda in caratteri italici latinizzati SVINKLEIS SVO, databile alla seconda metà del III sec. a. C.

Altri reperti, la cui localizzazione esula dalle attuali circoscrizioni comunali, sono alcuni ex voto uno maschile e l´altro femminile di età ellenistica ed un bollo su tegolone della fabbrica SEXTI PONTI attribuibile ad un´officina attiva nell´Italia settentrionale.

Il pezzo tuttavia che desta le maggiori perplessità sia per la sua ubicazione che per l´eventuale destinazione d´uso è una pietra cava sita in proprietà privata in un boschetto contiguo alla strada comunale che da Sambuceto conduce a Monte Pallano. Più che una pietra cava appare come una cassa di pietra che, al momento della riscoperta, fu definita come donario, considerando soprattutto la canalina di scorrimento laterale per un coperchio non rinvenuto e l´incavo a T che permetteva l´incasso di una pertica o di un ferro per sollevarlo. Disegnata dal prof. Miceli nel lontano 1976 la cassa di forma rettangolare, abbastanza profonda e ben lavorata all´interno, sorge nei pressi di una morra di grosse pietre che potrebbe aver avuto in epoca imprecisata un ipotetico culto silvestre; un´altra ipotesi propenderebbe per un semplicissimo donario utilizzato da una comunità probabilmente stabilitasi nei dintorni della futura Sambuceto in epoca tardo barbarica. Ma di questa possibilità si parlerà nella sezione storica.
 

 

Le prime notizie storiche, documentate, relative ad un insediamento che si va formando e che prenderà poi il nome di Bomba, sono riportate in un documento del 1058 nel quale un certo Sarello vende al Vescovo di Chieti, la chiesa di S. Mauro, un pezzo di territorio compreso tra la cima del Monte Pallano ed il corso del Sangro, aggiungendo alla donazione anche un molino sul fiume. Nel documento il luogo viene definito in territorio Teatino vocabulo In Burba, che può essere una cattiva trascrizione del nome Bumba. Sta di fatto, comunque, che volendo trovare un´etimologia razionale ad un toponimo del genere, possiamo rifarci all´ipotesi dello storico atessano Bartoletti, il quale proponeva una radice tardogreca ´Bomos´ che significherebbe «poggio, piccola altura» o in alternativa un ebraico ´Bohm´ che significa «gregge di pecore, bestiame ovino». Sia la prima che la seconda ipotesi sono suggestive, ma nel primo caso – pur sopravvivendo il ´poggio´ dove sorge la chiesa di S. Maria del Popolo – dovremmo appurare la presenza per lo meno di monaci basiliani intorno al IX-X secolo in questo territorio che è tutta da dimostrare. Nel secondo caso si dovrebbe presupporre una presenza insediativa ebraica in loco, poi cristianizzata, non escludendo un primitivo sito legato appunto al mondo della transumanza. Uno dei confini del documento del 1058 è proprio il tratturo che provenendo da Atessa, attraverso la sella di Bomba, passava per l´abitato, continuando il suo tracciato fino al Ponte S. Antonio, lo stesso citato nel medesimo documento. Oltre S. Mauro altre chiese, omai scomparse, erano disseminate per il territorio, come quella di S. Donato, sita proprio sul tratturo, nei pressi del Castello di Pallano già noto in documenti del X-XI secolo; o quella di S. Angelo nei pressi del ´Vecchio Mulino´ dove oggi scorre il torrente S. Paoletto ultima propaggine dell´ex feudo Casalpiano. Già, Casalpiano: ai Bombesi attuali non dicequasi nulla; il nome antico non è arrivato ai nostri giorni, perché ormai dimenticato e poi il territorio ormai da oltre seicento anni in possesso di Atessa, si chiama S. Pietro. Ma nel Catalogo dei Baroni (a. 1160-1163) è popolato da 24 famiglie, nel 1323 ha una chiesa più ricca di quella di Bomba, è feudo di una certa importanza se appartiene alla celebre famiglia Accozzamurro titolare della Baronia di Carpineto. Nel XV secolo e soprattutto nei primi anni del XVI secolo Casalpiano sembra parte integrante di Bomba. E´ un grosso territorio per la maggior parte abbastanza pianeggiante o in ogni caso di facile coltivazione, non franoso. Nel 1481, come riferisce il Volpicella, Giovanni Annecchino, feudatario di Bomba, ´alienava il feudo inabitato di Casalepiano in territorio di Bomba, vendendolo all´Università di Atessa´; sembra una contraddizione, ma il territorio in antico era molto più vasto di quello venduto e comprendeva anche l´attuale Valle Conca e tutti i terreni contigui al torrente S. Paoletto fino a Quarto S. Maria. Fatto sta che ancor oggi l´«Isola del territorio di Atessa» si trova, tra i comuni di Bomba, Colledimezzo, Montazzoli e Tornareccio – è il caso di dirlo – come il cavolo a merenda!
Il feudo di Bomba è stato possesso di parecchi feudatari tra cui ricordiamo un certo Rainaldo da Tibure che era feudatario anche di Casalpiano; nel secolo XIV appartenne a Filippo di Fiandra e ai Caldora, nella seconda metà del XV agli Annecchini per poi divenire feudo dell´ex Presidente della Sommaria Martino de Segura, il quale per i debiti contratti, fu costretto a svenderlo ai Castagnola De Marini. Nel XVII secolo era in possesso di un cardinale che l´aveva comprato senza alcuna autorizzazione ecclesiastica e dai suoi eredi il feudo passò alla famiglia Adimari che lo tenne fino al 1792.

La documentazione archivistica su un feudo come Bomba, non si ferma a queste poche notizie, al contrario è copiosa ed in alcuni casi molto interessante. Dalle pergamene conservate a Montecassino, al Catasto Onciario consultabile a Napoli, ai documenti notarili, le note sparse in molteplici archivi come quello di Barcellona, di Genova, di Firenze, di Siena, di Chieti, hanno permesso di raccogliere tanto materiale, che non è qui possibile trascrivere. Le ricerche sono lunghe e complesse e le notizie vanno vagliate e controllate attentamente per non raccontare frottole, come altrove spesso leggiamo.
E torniamo nell´Antiquarium Comunale che non ospita più i reperti archeologici di Monte Pallano, ma copie fotografiche di pergamene, di carte geografiche, di documentazione sette-ottocentesca relativa a Bomba ed al territorio circostante. Le riproduzioni si alternano ad una serie di cartoline antiche che descrivono com´era il piccolo centro tra la fine del XIX secolo ed il XX. Oltre a questo materiale di impronta specificatamente archivistica, nell´Antiquarium, che segue l´orario di apertura del Comune, è ancora possibile vedere la Mostra Fotografica Archeologica inaugurata nel 1984.
Lucio Cuomo, Presidente dell´AS.A.PA


 



 

At the end of October 1981, the Archaeological Association of Pallano Mountain (AS.A.PA.) was set up, with the main object of protecting and excavating Pallano´s archaeological areas. Little by little a lot of ancient material, mostly incomplete, has been discovered in this place and the AS.A.PA. has coded these pieces, and is waiting for the Archaeological Superintendence of Chieti to declare their validity. In 1982 with the funds of the “Comunità Montana,” (Mountain Community) other items were recovered and saved. These were discovered during reforestation and communal works, while other finds were either the result of chance or have been given by the people of Bomba. With so many available archaeological finds, the idea of exposing them in a more didactic way so as to positively affect the cultural growth of the country existed, along with the desire to increase peoples´ knowledge of the area for the better. In 1983 the Association obtained, thanks to the Superintendent of that period, some unused show-cases of the National Archaeological Museum, while the Town Administration granted a town hall room for the exhibition of the finds. On August 12th 1984 it was finally inaugurated the Communal Antiquarium, where a great part of the Pallano’s fragmentary archaeological material was exposed, until the Superintendent’s intervention.

There are probably still interesting finds buried that may concern the small area of Bomba. In parts of this territory there are few important discoveries, however, the few shepherds´ huts are evidence of a recent past and not an ancient human presence. In the first forty years of the 19th Century, funeral epigraphs were recovered and were placed, until recent years in the threshing floor of the “St. Maria,” church of Sambuceto. Nowadays we have a surviving article with an illegible wording that proves the existence of these epigraphs. This find was dedicated to a certain Stazia, Stazio´s daughter, as implied in the Mommsen´s transcription.

 

In the same place where the funeral epigraphs were found, there have been other sporadic recoveries of various materials. We hope that new interesting discoveries will arise when the archaeological excavations now in progress take direction. Among these recoveries was a golden ring perhaps belonging to a teenager. A black painted dish for offerings with an inscription in italic latinized letters “SVINKLEIS SVO”, dating back to the second half of the 3rd century Before Christ was also discovered.

The location of other finds is over the actual communal area, and there are some masculine and female ex votive offerings that belong to the Hellenistic age. There is also a stamp on “tegolone” of the SEXTI PONTI factory of the northern Italy.

Nevertheless the piece that raised complex questions over both its location and use, is a hollow stone situated in a small private wood close to the communal road that leads from Sambuceto to the “Pallano” Mountain. More than a hollow stone, it seems to be some kind of a box that, during the discovery was called “donario,” in light of a thin duct that could have been used for a lost cover, and the groove shaped “T” that allowed the set of a pole or an iron piece to lift a cover. Drawn by the professor Miceli in 1976, this box has a rectangular shape, and is deep and well carved inside. It is situated near a group of big stones that was likely at one time to have been a place of worship for a sylvan cult. Another hypothesis would affirm that this box is a simple “donario” used by a community during the barbaric age that probably settled nearby Sambuceto. This theory will be looked at in the historical section.
 

The first documented historical data about the settlement that would later take the name of Bomba, is quoted in a document of the year 1058, in which a certain “Sarello” sells to the Bishop of Chieti the church of St. Mauro, and a land included among the top of the Pallano Mountain and the Sangro river in addition to a mill over the river. In the document the place is defined in the “Teatino” territory, vocabulo “In Burba;” these last words could be a bad transcription of the name “Bumba”. However it is certain that if we want to find a rational etymology about this toponym, we can consider the hypothesis of the critical historian Bartoletti from Atessa, who proposed a late Greek root “Bomos;” that would mean “knoll, small high ground” or in alternative a Jewish “Bohm” that means “flock, ovine livestock.” Both hypotheses are credible, but in the first case, even if there is the “knoll” where the church of “St Maria del Popolo” was built, we should check the presence of the “basiliani” monks in this land around the 9th and 10th Centuries. In the second case we should also suppose that a Jewish presence existed in this area, which then converted to Christianity, not excluding a primitive group that was connected with the transhumance. In the document of 1058 one of the boundaries corresponded with the sheep-track that originated from Atessa, crossing Bomba and finally reaching the “Ponte St.Antonio.” In addition to St. Mauro, other churches were disappearing by now, and were demolished in this area in the same way as that of St. Donato, built on the sheep-track near the Pallanno´s Castle which is already documented in the 10th and 11th centuries; also the church of St. Angelo near the “Vecchio Mulino” (Old Mill) where today the “St. Paoletto” stream flows. The feud of “Casalpiano,” was in this area. The name “Casalpiano” does not suggest anything to the current inhabitants of Bomba. This ancient name has not reached us because this territory, from over six hundred years, belongs to Atessa and is now called “St. Pietro”. By the Barons´ Catalog of 1160-1163 we can see that in the year 1323, twenty-four families lived in this feud and there was a richer church in comparison with that of Bomba. This suggests that the feud was important and it belonged to the famous family “Accozzamurro” which owned the Carpineto´s Barony. In the 15th Century and especially in the first years of the 16th Century, Casalpiano seemed to be an integrated part of Bomba. It was a big level ground and easy to cultivate and it was not subject to landslides. In 1481, as Volpicella reports, Giovanni Annecchino, feudal of Bomba, “conveyed the uninhabited feud of Casalepiano in Bomba´s territory, selling it at the University of Atessa.” It seems a contradiction but the ancient territory was very extensive in comparison with the sold one and it included the current “Valle Conca,” and all the lands near to the “St. Paoletto” stream to “Quarto St. Maria”. Still today the “Isle of the Atessa´s territory,” is among the villages of Bomba, Colledimezzo, Montazzoli and Tornareccio. In any case it is completely besides the point!

Bomba´s feud belonged to many feudatories among whom we can trace a certain Rainaldo from Tibure who was also feudal of Casalpiano. In the 14th Century it belonged to Filippo di Fiandra and the Caldora family, and in the second half of the 15th century it belonged to the Annecchini family. It then become the feud of the ex-President of the Sommaria Martino de Segura, but afterwards he contracted debts and so was obliged to undersell it to the Castagnola De Marini. In 17th Century this feud belonged to a cardinal that had purchased it without any ecclesiastical authorization and so the feud was assigned to the Adimari family, who were the owners until 1792.

It is not possible to transcribe here the parchments preserved in the Abbey of Montecassino, the Onciario Land Register consultable in Naples, the notarial documents, and the notes that we find in many archives such as those of Barcellona, Genova, Firenze, Siena, Chieti, and all the other information gathered about this feud. The research is complex and time-consuming, and in order to avoid nonsense the information must be examined and checked with care.

In the Communal Antiquarian one can no longer see the archaeological finds of “Pallano” Mountain however, there are photographic copies of parchments and geographical maps and also a documentation of Bomba between the 18th and 19th centuries and its surrounding area. In addition to these reproductions, we can find a sequence of old postcards that describe the small village around the end of the 19th century. Besides this archival material, it is still possible to see in the Antiquarian, the Archaeological Photographic Show that was opened in 1984. The visiting hours of the Antiquarian are the same as those of the Town Hall.

Lucio Cuomo is the President of the AS.A.PA

 

AA.VV., Monte Pallano: scenari naturali e persistenze storico-archeologiche, Lanciano, 1996

CUOMO L.- PELLEGRINO A., Il problema di M. Pallano, in Documenti. Antichità Italiche e Romane, VIII, Roma, 1976

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CUOMO L., Il feudo di Casalpiano tra il XII ed il XIV secolo in Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Incontri culturali dei soci VII, Supplemento del Bullettino, L%uFFFDAquila, 1998

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CUOMO L., Emergenze litiche nel territorio di Torricella Peligna e Bomba, in Quaderni dell%uFFFDIstituto di Archeologia e Storia Antica, Università degli Studi “G. D%uFFFDAnnunzio” Chieti, 5, Pescara, 1995

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FAUSTOFERRI A.-LLOYD J.,Monte Pallano: a Samnite fortified centre and its hinterland, in Journal of Roman Archaeology, vol. 11, 1998, pp. 5-22

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