Comune di Bomba

Silvio e Bertrando Spaventa

Casa natale di Silvio e Bertrando Spaventa


Bertrando e Silvio Spaventa nacquero, abitarono e tornavano nel palazzo (vedi foto in alto) in Via Aruccia Superiore ex Via Gallinaro. La casa è meta di pellegrinaggio da parte di studiosi, personaggi illustri (è stata visitata anche da Elena Croce) e semplici cittadini. All´interno della casa possiamo trovare molte foto della famiglia Spaventa e documenti pubblici che ci aiutano ad identificare la consistenza originaria dell´intero palazzo; infatti la zona ove attualmente è posto il giardino era prima occupata da un´ala dello stesso fabbricato che si estendeva fino all´attuale Vico Fornicello (ex Via Supporto) passando su un supportico posto sulla Via Pistreola. Successivamente gran parte di quest´ala è crollata. Il tutto era riportato nel catasto misto del comune di Bomba del 1810 all´art. 262 in testa a Spaventa Sig. Beltrando (nonno dei famosi Beltrando e Silvio). Sez. F (fabbricati) numero d´ordine 377 Via Pistreola, 5 vani – 378 Via Pistreola, 13 vani – 379 Via Pistreola, 4 vani – 380 Via Pistreola, “Trappeto” (Frantoio) – 410 Via Supporto, 1 vano – 413 Via Supporto, 1 vano – 523 Via Gallinaro 8 vani. I visitatori possono anche prendere visione di un accurato albero genealogico che illustra la discendenza della famiglia. Vi abita, attualmente il pronipote Rosario. N.B.: Le visite vanno preventivamente concordate. Si prega di contattare il Comune.
 

Notizie su Silvio Spaventa


Silvio Spaventa nacque a Bomba, in provincia di Chieti, paese che allora contava circa 2500 abitanti, il 10 maggio del 1822. I genitori, don Eustachio Spaventa, di professione “galantuomo” e Maria Anna Croce, abitavano in via del Sopporto (oggi Vico Fornicello) in una casa che si estendeva, tramite un arco su via Pistreola, sull´attuale orto-giardino e si congiungeva al fabbricato di via Aruccia dove al numero 3, attualmente, accede all´abitazione il pronipote Rosario. Sul muro dell´antica abitazione degli Spaventa, di fianco ai resti di una vecchia fontana, si trova una piccola lapide con una scritta che ricorda un antenato del Nostro. Rimase a Bomba fino a 14 anni quando, morta la madre nel 1836, perché proseguisse gli studi, Silvio fu mandato dove già studiava il fratello Bertrando, che aveva 5 anni più di lui, nel Collegio Diocesiano di Chieti. Gli Spaventa si trasferirono a Montecassino nel 1838 dove Bertrando aveva avuto, in quel collegio, un incarico per l´insegnamento della matematica e della retorica. Nel 1843 Silvio si recò a Napoli e si stabilì presso lo zio Benedetto Croce (fratello della madre e nonno del noto filosofo, storico e critico letterario), consigliere della Suprema Corte dove fece il precettore dei suoi due figli: Pasquale e Marianna. Fondò “Il Nazionale” (il nome ne rivela lo scopo). Il 1º marzo 1848 uscì il primo numero: Intorno al giornale si era raccolto il gruppo di intellettuali borghesi prevalentemente liberali, ma anche monarchici e conservatori. Dopo il ritiro dello Statuto concesso e ritirato dal re Ferdinando, la popolazione si ribellò e, a mezzogiorno del 15 maggio 1848, cominciarono gli scontri tra la gente e le guardie svizzere, culminati nel bombardamento della città ordinato dal re Ferdinando II e che valse a questi l´appellativo di “re bomba”. La libertà richiesta si sciolse in un bagno di sangue: bande di lazzaroni si diedero alla caccia dei liberali e al saccheggio delle loro case; reparti di mercenari svizzeri commisero atti di barbarie inauditi; feroci bastonature, arresti indiscriminati, quasi sterminata la Guardia Nazionale, donne violentate e uccise, bambini assassinati, abitazioni devastate. Il giorno dopo il re sciolse la Camera dei Deputati. Il 19 marzo 1849 Silvio Spaventa fu arrestato e rinchiuso nelle carceri S. Francesco a Napoli. L´arresto di Spaventa si basava sulle seguenti accuse: 1) aver partecipato ai fatti del 15 maggio (“cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato, nel fine di distruggere e cambiare la forma di governo, ed eccitare i sudditi e gli abitanti del Regno ad armarsi contro l´autorità reale, nonché di avere in effetti eccitato la guerra civile tra gli abitanti della stessa popolazione: reati consumati nella capitale il giorno 15 maggio 1848″); 2) avere partecipato al Congresso di Torino e cospirato per rendere la Sicilia indipendente. Reato consumato nell´ottobre 1848 partecipando colà al Congresso Federativo; 3) aver fatto parte, in qualità di segretario, del Comitato di pubblica sicurezza presieduto dal marchese Tupputi, e avere sottoscritto una lettera rivolta al comandante la Real Piazza e Provincia di Napoli ingiungendogli di tenersi agli ordini del Comitato di Pubblica Sicurezza di cui facevano parte alcuni Deputati Il 20 marzo 1849 fu interrogato per la prima volta, ma tutto il processo durò fino all´8 ottobre 1852, giorno della condanna. Dagli arrestati fu presentata un´ampia lista di testimoni a discarico: C.Faccioli, I.de Cesare, G.Perillo, M.Turchi, D.Capitelli, L. Tarantino, A.de Luca, C.Tommasi, F.de Blasis, V.de Thomasis, A. Dentice. Le loro dichiarazioni concordarono nel descrivere Spaventa tra il 13 e 15 maggio 1848 come equilibrato, fermo nella difesa della legalità e sollecito nel tentativo di risparmiare al Paese uno spargimento di sangue. Il processo durò più di tre anni e mezzo e si concluse con una sentenza di condanna a morte col terzo grado di pubblico esempio (essere impiccati con indosso una veste nera, a piedi scalzi e con gli occhi bendati) per Spaventa e per altri sei imputati. Due volte furono accompagnati in confortatorio. Invece della morte fisica venne quella civile perché la pena venne commutata in ergastolo il 19 ottobre 1852. L´11 gennaio 1859 Spaventa e altri ricevettero la notizia che sarebbero stati portati fuor d´Italia. Il 18 Gennaio 1859, Spaventa e altri 68 condannati politici, “il fiore del patriottismo liberale napoletano”, furono imbarcati sulla nave “Stromboli” per essere trasportati in America. A Cadice, dopo 20 giorni di sosta, furono imbarcati su un piroscafo, lo “Steward”, idoneo ad attraversare l´oceano. Sullo stesso era riuscito a farsi assumere come cameriere, il figlio di Luigi Settembrini, giovane ufficiale della marina britannica che, in seguito ad un ammutinamento avvenuto durante il viaggio, seppe condurre la nave degli esuli in Irlanda dove sbarcarono il 6 marzo a Queenstown, nella Baia di Cork. Da qui partirono per Londra e, successivamente per Torino. Ma non esitò a ritornare a Napoli per preparare l´insurrezione contro i Borboni mentre Garibaldi risaliva la penisola con i suoi. Dopo l´unificazione d´Italia divenne sottosegretario agli interni e poi ministro dei Lavori Pubblici fino al 1876. Fondò e presiedette, in seguito, la IV Sezione del Consiglio di Stato che ancora oggi è un pilastro delle libertà democratiche dei cittadini. Morì a Roma il 23 giugno 1893. Ebbe funerali di Stato e la sua salma è sepolta nel cimitero del Verano nella zona Quadriportico. Approfondimento ]
 

Notizie su Bertrando Spaventa


Beltrando all´anagrafe, ma per tutti Bertrando, nacque a Bomba il 26 giugno 1817 e morì a Napoli nel 1883. Studiò al Seminario Diocesano di Chieti dove lo raggiunse il fratello Silvio nel 1836. Gli Spaventa si trasferirono a Montecassino nel 1838 dove Bertrando aveva avuto, in quel collegio, un incarico per l´insegnamento della matematica e della retorica. Nel 1845 si trasferì a Napoli dove aprì una scuola di filosofia molto frequentata da giovani intellettuali per le idee hegeliane che l´animavano, ma anche molto avversata dai Borboni che consideravano liberali e quindi rivoluzionari e sovversivi coloro che professavano l´hegelismo. Sacerdote, partecipò attivamente alla vita politica prima napoletana e poi italiana accanto al fratello Silvio. Dopo la repressione del 1848 da parte dei Borboni a Napoli, Bertrando fu costretto a rifugiarsi a Torino dove svestì l´abito talare e, per vivere, scriveva su giornali e impartiva lezioni private per non scendere a compromessi con la piccola borghesia intellettuale piemontese incapace di uscire dai ristretti limiti di una indagine speculativa provinciale. In Piemonte, dove affluisce la gran parte degli intellettuali da ogni parte d´Italia, si ricostituiscono gruppi di studiosi che nelle loro terre d´origine avevano dato notevole influsso alla formazione di una coscienza nazionale. Cosicché il movimento filosofico italiano, impedito in Napoli, dove ebbe principio – proclama Spaventa – “debbe come movimento politico ricominciare in Piemonte”. Se a Napoli la rivoluzione è soffocata dalla violenza borbonica prima ancora della piena maturazione delle sue forze, e con la censura della stampa le viene tolto ogni serio mezzo di riaggancio alle correnti progressive del pensiero europeo, la lotta continua invece aspra e ininterrotta oltre i confini del regno di Ferdinando, dove anzi il fenomeno del fuoriuscitismo acquista in breve una rilevanza di primo piano nella guida ideologica del movimento nazionale: “Napoli per ingegno e per animo, è il fiore dell´emigrazione italiana” dirà Gioberti. Questo giudizio vale anche e, forse più, per il vasto influsso esercitato sul provincialismo del Piemonte da quell´illustre gruppo di esuli comprendente uomini come De Sanctis, De Mais, Tomasi, Mancini, Pisanelli, Scialoja e lo stesso Bertrando Spaventa. Così, sgombrato il campo dalla falsa alternativa dell´eclettismo, ormai in fase di regresso, dalle incrostazioni equivoche, dalle mescolanze ancora sussistenti a Napoli, l´idealismo italiano cresce tanto in saldezza dottrinaria quanto in ampiezza di rapporti e contatti col mondo esterno. Nel giro di pochi anni, tra il 1851 e il 1856, Spaventa allarga notevolmente la sfera delle proprie conoscenze in fatto di filosofia classica tedesca, legge e rilegge le grandi opere della maturità di Hegel, s´incontra con testi hegeliani di altri tedeschi tra cui specialmente Fischer, e porta a compimento, insieme ad una svariata produzione giornalistica, l´importantissimo lavoro di penetrazione critica esplicativa della Fenomenologia, sul quale riferisce in una nutrita serie di corrispondenza con il fratello Silvio, allora in carcere a Santo Stefano. Bertrando Spaventa fu il rappresentante principale dell´hegelismo italiano che egli rielaborò in una forma personale, interpretandola come una filosofia atta a liberare la cultura italiana da tutte le vecchie correnti. Tentò di ritrovare una linea di sviluppo della filosofia italiana nei suoi rapporti con la filosofia europea. Tale rapporto, dice Bertrando, è circolare: la filosofia moderna sorge in Italia con il Rinascimento (Bruno, Campanella), continua fuori d´Italia con Cartesio, Spinoza, Kant, Hegel, per ritornare in Italia con Vico e principalmente con Rosmini e Gioberti, i quali fanno rivivere il nucleo più essenziale del pensiero kantiano e idealista. Dopo l´unificazione fu professore di filosofia presso le università di Torino, Bologna, Modena e quindi di Napoli dove insegnò fino alla morte avvenuta nel 1883. [ Approfondimento ]
 

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